Immobiliare, l’OMI certifica i primi segnali del COVID-19

Condvidi

L’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate ha recentemente pubblicato le proprie statistiche trimestrali in relazione al primo quarto 2020. Un periodo che, come noto, è purtroppo coinciso con le prime manifestazioni della crisi sanitaria da COVID-19, e che è stato caratterizzato per imponenti misure di distanziamento sociale e di blocco delle attività economiche.

Il risultato è stato che, almeno limitatamente al mese di marzo, i primi dati OMI riescono a certificare gli effetti di tali iniziative di contrasto alla crisi sanitaria, con l’impossibilità (o quasi) a redigere i rogiti, e con un calo delle attività, dell’occupazione e dell’interesse nei confronti delle operazioni immobiliari, che non ha tardato a verificarsi.

Pur nella consapevolezza che gli effetti economici della pandemia sul mercato immobiliare saranno ben visibili solamente con i prossimi due aggiornamenti trimestrali, possiamo tuttavia cercare di scattare una breve panoramica sullo stato di salute dell’immobiliare italiano, in relazione al primo quarto dell’anno.

In calo i volumi di compravendita

Il primo riflesso del COVID-19 si è evidentemente manifestato sui volumi di compravendita, il cui ritmo di crescita (che durava dal 2014) ha subito una drastica battuta d’arresto, con un tasso del -15,5% (-14 mila transazioni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente).

Si noti altresì come dalle statistiche OMI sia piuttosto chiaro come lo shock negativo sia stato generalizzato, e abbia colpito sia i capoluoghi e che i non capoluoghi, sia il Nord che il Sud. Appare anche evidente come la causa di tale inversione sia legata all’adozione di misure di contenimento dell’epidemia, che hanno condotto alla chiusura di tutte le attività non ritenute indispensabili, e che ha richiesto alle persone di rispettare misure di distanziamento particolarmente stringenti.

La situazione a Roma e nelle altre grandi città

In tal proposito, a Roma il dato tendenziale dei volumi di compravendite fa registrare una contrazione del 14,8%, leggermente più contenuto del dato nazionale, e un punto percentuale in meno rispetto al dato (- 15,8%) delle 8 grandi città metropolitane italiane.

La prestazione delle metropoli tricolori oscilla infatti da un – 6,4% di Bologna a un più grave – 19,5% di Napoli, mentre a Milano (una delle aree maggiormente colpite dalla crisi sanitaria) la prestazione è stata negativa per – 19,3%.

Le compravendite delle pertinenze

Il dato negativo delle compravendite delle abitazioni ha evidentemente trascinato sullo stesso territorio anche quello dei depositi pertinenziali (cantine, soffitte), che hanno chiuso il primo trimestre dell’anno con un tasso tendenziale negativo per il – 14,4%, contro il + 4,2% del trimestre precedente.

Anche in questo ambito le grandi città hanno dimostrato di soffrire di più rispetto ai comuni di più piccole dimensioni, con una prestazione del cluster pari a – 14,9%, e con un picco di -43,7% a Palermo. Anche la prestazione di Roma è stata peggiore della media nazionale, con un passo indietro del -19,2%.

Le compravendite dei box e dei posti auto

Simile valutazione, infine, anche per quanto attiene box e posti auto, che hanno chiuso il primo trimestre con una flessione del -16,6%, dopo aver chiuso il 2019 con un trimestre stabile.

Si noti che, pure in questo caso, la prestazione delle grandi città è stata ben peggiore di quella del resto d’Italia, con un – 19,5% in cui spicca la peggiore prestazione di Firenze (- 33,4%). La prestazione di Roma è leggermente peggiore della media del cluster delle aree metropolitane, con un -20,3%.

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Immobiliare Mancini
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